AM
Anna MarzottoPsicologa Clinica · Psicoterapeuta
Ambiti di lavoro · 01

Alimentazione, corpo e immagine di sé.

Quando il rapporto con il cibo e con il proprio corpo diventa fonte di preoccupazione, rigidità o sofferenza, può iniziare a occupare molto spazio nella quotidianità. Non è necessario avere una diagnosi per chiedere aiuto.

Riconoscere la difficoltà

Quando cibo e corpo occupano troppo spazio.

Può esserci un bisogno crescente di controllare l’alimentazione attraverso regole rigide, restrizioni o esclusione di alcuni cibi. In altri casi possono comparire abbuffate, perdita di controllo, senso di colpa o comportamenti compensatori.

Anche il corpo può diventare fonte di sofferenza: paura di ingrassare, insoddisfazione, confronti continui, controllo del peso o del proprio aspetto, fino a evitare fotografie, vestiti o situazioni sociali.

Mi occupo anche di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, tra cui anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge eating e altre difficoltà legate all’alimentazione.

Comprendere

Cosa mantiene la difficoltà.

Nel percorso psicoterapeutico non ci occupiamo soltanto di cosa o quanto si mangia, ma cerchiamo di comprendere la relazione tra pensieri, emozioni, comportamenti, alimentazione e immagine corporea.

A volte ciò che dà sollievo o una sensazione di controllo nell’immediato può finire per mantenere la difficoltà nel tempo. Restrizione, abbuffate, senso di colpa e controllo del corpo possono così alimentarsi a vicenda.

Le difficoltà alimentari possono inoltre intrecciarsi con ansia, stress e umore depresso, ma anche con il perfezionismo, l’autostima e il modo di vivere le emozioni e le relazioni. Non c’è necessariamente una causa unica: ogni storia è diversa e più fattori possono influenzarsi tra loro.

Il percorso

Come possiamo lavorare insieme.

Il mio approccio è cognitivo-comportamentale e il percorso viene costruito insieme sulla base delle difficoltà e degli obiettivi della persona.

Il lavoro può riguardare le regole alimentari rigide, la restrizione, le abbuffate e i comportamenti compensatori, ma anche il rapporto con il corpo, il confronto con gli altri, l’evitamento e il peso che l’aspetto fisico assume nella valutazione di sé.

Osservare
Automonitoraggio per riconoscere collegamenti tra situazioni, pensieri, emozioni e comportamenti.
Comprendere
Esplorare il significato delle difficoltà e i meccanismi che le mantengono nel rapporto con il cibo e con il corpo.
Sperimentare
Esperimenti comportamentali ed esposizione graduale, quando indicati, per mettere alla prova regole e paure.

L’obiettivo non è soltanto intervenire sul sintomo alimentare, ma comprendere la persona nel suo insieme e favorire un rapporto più libero con il cibo, il corpo e con sé.

Un lavoro integrato

Il valore di un’équipe esperta.

Nei disturbi alimentari, le linee guida indicano il lavoro multidisciplinare con un’équipe esperta come un aspetto fondamentale della cura. Integrare competenze psicologiche, nutrizionali e mediche permette di affrontare insieme le diverse dimensioni del disturbo. Il mio lavoro psicoterapeutico si inserisce in questo percorso, in collaborazione con medici, dietisti e altri professionisti esperti in disturbi alimentari, sulla base delle esigenze della persona.

Un primo passo

Non è necessario aspettare di stare peggio.

La sofferenza legata al cibo e al corpo non si misura soltanto attraverso il peso e i disturbi alimentari possono presentarsi in persone con corpi e pesi molto diversi.

Se il rapporto con l’alimentazione o con l’immagine corporea occupa molto spazio, condiziona le giornate o limita ciò che vorresti fare, può essere utile fermarsi a comprenderlo.

Domande frequenti

Qualche risposta per orientarsi.

Devo avere una diagnosi per iniziare un percorso?

No. È possibile chiedere una consulenza anche quando si sente semplicemente che il rapporto con il cibo o con il proprio corpo è diventato difficile.

Ansia e stress possono essere collegati alle difficoltà alimentari?

Sì, possono intrecciarsi con il rapporto con il cibo e con il corpo, così come umore, perfezionismo, autostima e gestione delle emozioni. Il modo in cui questi aspetti interagiscono è diverso per ogni persona.

Psicoterapia e percorso nutrizionale devono essere fatti insieme?

Sì. Le linee guida per il trattamento dei disturbi alimentari raccomandano un approccio multidisciplinare, che integri competenze psicologiche, nutrizionali e mediche, per favorire una buona prognosi. Per questo collaboro con un’équipe con una lunga esperienza nella cura dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione.

Primo colloquio

Possiamo partire da ciò che stai vivendo oggi.

Nel primo incontro approfondiamo il rapporto con il cibo e con il corpo, le difficoltà che incontri e il loro impatto sulle tue giornate, per valutare come impostare il lavoro.

Scrivimi